martedì 26 febbraio 2008

Come è facile perdere la reputazione


Su un mercato finanziario globale disperatamente alla ricerca di miracolo che faccia da antidoto alla più grave lack of confidence mai registratasi dal secondo dopoguerra ed in una seduta che stava scontando lunedì la solita alluvione di ordini di vendita sulle banche e le varie entità a vario titolo coinvolte nel disastrato settore del mortgage statunitense, è giunta, ancora una volta a mercati aperti, la notizia che Standard & Poor’s ha deciso di confermare il massimo rating a MBIA ed Ambac, le due compagnie monoline nell’occhio del ciclone per avere concesso garanzie ad emissioni di bonds per 1.225 miliardi di dollari, una buona parte dei quali legati a quei titoli della finanza strutturata che ormai risultano meno appetibili dei cosiddetti junk bonds.

Mentre le azioni delle due compagnie graziate effettuavano il più che prevedibile rimbalzo, ovviamente neanche lontanamente sufficiente a colmare le ingentissime perdite dalle stesse registrate rispetti ai massimi delle ultime 52 settimane, gli operatori hanno fatto in tempo a leggere meglio il comunicato con il quale S&P’s motivava la decisione ed hanno appreso che non solo la società di rating si riserva la possibilità di degradare le due monoline a stretto giro di posta se non manterranno l’impegno a rafforzare ed in modo considerevole il capitale, ma che la decisione di non procedere alla ripetutamente minacciata degradazione è legata alla “forte convinzione nella capacità del mangement di rispondere alle preoccupazioni legate all’adeguatezza del capitale della compagnia”, il che ha provocato un sensibile ridimensionamento del progresso delle azioni delle due compagnie nel lungo after hours.

E’ di tutta evidenza che, mentre MBIA uno straccio di aumento di capitale da un miliardo di dollari lo ha a fatica effettuato, Ambac resta in attesa del verdetto delle maggiori banche globali che dovrebbero decidere solo nelle prossime ore o nei prossimi giorni se correre in suo soccorso per un importo molto considerevole, decisione che evidentemente S&P’s considera acquisita in base ad informazioni sconosciute al mercato ed ha deciso di scommettere quel che resta della sua reputazione su questa certezza più o meno granitica, pur sapendo che le trattative, pur sotto la formidabile pressione delle autorità dello Stato di New York, vanno avanti inutilmente da molte settimane, per il semplice motivo che i soccorritori potenziali hanno già abbastanza guai di loro per impegnarsi in una cordata che è chiamata a mettere sul piatto un bid rilevantissimo in favore di una compagnia dal futuro francamente sempre più incerto.

Non sono, francamente, in grado di dire se Moody’s deciderà di seguire l’esempio della sua collega e rivale o se terrà maggiormente conto degli elevatissimi rischi reputazionali impliciti nella eventuale decisione di non adeguarsi al severo giudizio espresso il 18 gennaio scorso dall’altra rivale Fitch’s su Ambac ed il suo braccio armato Ambac Financials, portate, rispettivamente, ad AA ed A, ma ritengo proprio che sarà una di quelle decisioni che avranno un peso determinante sui progetti di riforma del sistema dei rating apertamente minacciati dall’Unione Europea e da buona parte delle autorità di vigilanza a vario titolo chiamate ad esprimersi sul corretto andamento dei mercati.

Nel frattempo, mentre l’ex re delle commodities attende pazientemente che il giudice decida il 20 maggio quanti dei 335 anni previsti per i 20 reati per i quali è stato condannato dopo aver reso ampia confessione, si apprende che ben cinque ex CEO di altrettante compagnie di assicurazioni sono stati giudicati colpevoli di aver manipolato i prospetti finanziari relativi ai loro piani di stock options, al fine di conseguire illecitamente 500 milioni di dollari in aggiunta alla montagna di soldi che avrebbero comunque percepito anche evitando di mettersi la mascherina nera sul viso e ricordo che è elevatissimo il numero di top managers in carica o stesi al sole dei tropici in attesa di essere giudicato da magistrati che sembrano, e giustamente, sentire ogni giorno che passa il fiato sul collo di un’opinione pubblica tutt’altro che rassegnata di fronte alle gesta di questi malfattori dal colletto bianco.

Ovviamente, la bomba sganciata da S&P’s ha sortito l’effetto di imprimere una direzione molto più orientata al segno positivo ai tre principali indici statunitensi, anche se va segnalato che lo stesso, al netto del già citato rimbalzo delle azioni delle due dirette interessate, non si è verificato nel sempre più malconcio settore finanziario, se non altro per la semplice ragione che dovrebbero essere proprio le principali banche statunitensi e quelle globali ovunque basate a dover farsi carico di quello che, ogni giorno che passa, si profila sempre più come un vero e proprio e costosissimo financial bailout nei confronti di una compagnia che dovrà fare i conti fra breve con l’agguerrita concorrenza del new comer ma certo non inesperto Warren Buffett e di altri finanzieri che hanno ormai definitivamente fiutato l’odore del sangue, ma, ancora di più, l’odore dei soldi, e tanti, che potrebbero guadagnare in modo alquanto agevole, ritagliandosi una fetta del ricco mercato delle garanzie sempre più onerose legate alle emissioni di municipalità, contee, stati federali e della pletora di entità a vario titolo ad esse collegate.

Non sono in grado di dire se la improvvida scommessa della un tempo prestigiosa agenzia di rating sarà in grado di passare dalla cronaca alla storia di questa tempesta perfetta che sembra sempre più lungi dal trovare una conclusione, ma sono certo che le future generazioni di studenti di economia dei campus universitari di tutto il mondo studieranno questo case study in un eventuale corso sullo sviluppo sostenibile, mentre le vicende del plotone di amministratori di società già condannati o sulla strada di esserlo potrebbero avere il loro spazio in un’eventuale corso sulla responsabilità sociale di impresa, anche perché è sempre più chiaro che questa non è materia di bilanci sociali ad un tanto al chilo e che spesso non valgono la carta patinata sulla quale sono stampati, ma è fatta di regole volte al contrasto di comportamenti che fanno spesso impallidire le gesta dei delinquenti comuni, persone che a volte sono giusitificate, o ritengono di esserlo, da condizioni di bisogno e non certo destinatarie di stipendi e di bonus multimilionari.