venerdì 30 dicembre 2016

The Big Short 2, Steve Eisman ci riprova con le banche italiane!


In omaggio all'evento più eclatante di quest'anno di disgrazia 2016 che volge oramai al termine e, cioè, la nazionalizzazione prossima ventura del Monte dei Paschi di Siena, ripubblico la puntata del 20 novembre scorso su uno dei personaggi che più hanno contribuito a che le cose per la più antica banca italiana, se non del mondo intero, prendessero questa piega. Tanti auguri a tutti i lettori per il nuovo anno!

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Dopo essere diventato miliardario in dollari con l'attacco nel 2007-2008 alle banche a stelle e strisce che avevano in pancia il maggior numero di titoli della finanza strutturata zeppi di mutui subprime ma ai quali le più che compiacenti Moody's e Standard and Poor's avevano concesso la tripla A, non dopo aver ricevuto laute commissioni per la loro attività di consulenza alle stessa banche per costruirli in modo da rispettare i requisiti per ottenere tale massima valutazione, vendendo allo scoperto tramite il suo hedge fund, il finanziere Steve Eisman, immortalato da un bravissimo attore nel celeberrimo film The Big Short, ci riprova con le oramai inguaiatissime banche italiane gravate da Non Performing Loans  per la bella cifra di 360 miliardi di euro, una bella fetta dei quali concentrati sui primi cinque gruppi in classifica che, lo ricordo, sono Intesa-San Paolo, Unicredit, Monte dei Paschi di Siena, Banco Popolare e Unione delle Banche Italiane, tutti gruppi che si sono formati a partire dall'ultimo decennio del secolo scorso raccattando decine di banche e casse di risparmio che, a loro volta, erano zeppe di NPL's.

In un'intervista al quotidiano britannico Guardian, ripresa dal sito italiano di gossip Dagospia,  Eisman, vero emulo del mio faro nella Tempesta Perfetta, George Soros,  dichiara che il punto di debolezza delle banche italiane messe peggio sotto questo profilo, e delle quali non rivela l'identità a meno di diventare clienti del suo hedge con quote a partire da un milione di dollari, sta nel fatto di contabilizzare queste partite non al loro mark to market che, secondo standard internazionali, non va al di sopra del 20 per cento del valore nominale, applicando, altresì, cosa purtroppo concessa dalla normativa vigente, al mark to value che porta il valore di questi crediti deteriorati al 45-50 per cento, un prezzo che neppure il pilotatissimo Fondo Atlante è disposto a riconoscere, fermandosi, nelle ultime valutazioni sui crediti del Monte dei Paschi, a valori non superiori ad un terzo del valore iniziale, avendo peraltro una dotazione di capitale residua molto esigua dopo il salasso di 2,5 miliardi di euro per acquisire integralmente la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, ossia il cuore di quel buco nero del credito in Italia che è rappresentato dalla Regione Veneto, due banche delle quai, in realtà, non sa bene che farsene!

Non conoscendo la tempistica delle operazioni di Eisman, né le banche cui ha rivolto le sue attenzioni, è molto difficile stimare i profitti teorici o fattuali già realizzati dal finanziere statunitense, ma un'occhiata ai valori di borse delle azioni dei primi cinque gruppi fa capire che siamo già a livelli superiori al cinquanta per cento, che, in una visione dinamica delle operazioni stesse, (che prevede un numero elevatissimo di vendite e a questi in base di valori di take profit e stop loss molto articolari e, ovviamente, molto segreti) porta a ritorni anche di molto superiori e non vi annoio con cifre sulla debacle in borse delle principali banche in questo anno di disgrazia 2016, anche perché le stesse sono riportate in molte puntate del Diario della crisi finanziaria nonché sulla stampa generalista e specializzata che sta registrando un Italian Case realmente straordinario per la chiarezza delle problematiche, un case study che spinge, seppur in tempi, con impegno finanziario  e con modalità diverse, una flottiglia di speculatori che si sono messi in scia a questo molto disinvolto finanziere a stelle e strisce.

Venendo a conoscenza solo ora delle mosse di Eisman e Company, anche se ovviamente molto era chiaro già all'inizio di questo anno di disgrazia 2016, mi sento di spezzare una lancia in favore del triumvirato di ferro (di cui fa parte anche l'italiano Ignazio Angeloni) che guida dal giugno del  2014 la neonata Vigilanza sulle banche dell'area dell'euro presso la Banca Centrale Europea e il suo pressing sulle banche italiane affinché facciano una radicale pulizia nei loro bilanci, quale quella imposta al povero Fabrizio Viola ex CEO e direttore generale del Monte dei Paschi di Siena, un gruppo creditizio che è oramai diventato il vero banco di prova per capire se vi è una possibilità di salvezza per il sistema bancario italiano, anche se credo che, visti i livelli infimi di quotazione raggiunti dall'azione della sventurata banca senese, per seguire le mosse degli speculatori bisogna osservare meglio i titoli delle altre quattro componenti del quintetto di testa, nonché un gruppo selezionato di altre banche presenti nella lista delle 15 banche italiane direttamente vigilate dalla BCE e farlo seguendo le diverse lettere di messa in mora giunte in questi mesi da Francoforte e le risposte pervenute dalla banche coinvolte, per non parlare delle ispezioni in loco che vedono impegnati sia ispettori targati Bankitalia che i loro omologhi della BCE!

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Per la rilevanza dell'argomento questo post rimarrà in testa al blog anche domani, lunedì 21 novembre, e, poiché non lo scrivo da qualche tempo, credo sia utile ricordare che è davvero utile  per i naviganti nella Tempesta Perfetta, soprattutto se coinvolti nel mare magnum del mercato finanziario, allacciare le cinture di sicurezza!

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